L'ISOLA D'ISCHIA

massima altezza: 789 m (Monte Epomeo)

latitudine 40.73°N, longitudine 13.898°E

(testo in parte adattato da "Valutazione del Rischio vulcanico nell'isola d'Ischia"; Tesi di Laurea di M. Mattera, Università degli Studi di Napoli, 1995.)

STORIA VULCANOLOGICA

1 - Introduzione

L'isola d'Ischia si trova a circa 33 km a Sud-Ovest di Napoli, ha una superficie di 46,3 km2 e rappresenta la più vasta tra le isole che fronteggiano il Golfo di Napoli.

Morfologicamente Ischia presenta una zona centrale alta (Monte Epomeo) circondata da numerosi centri eruttivi. Il Monte Epomeo, che copre una superficie di 16 km2 e rappresenta circa il 34,5% della superficie totale dell'isola, è costituito principalmente da una roccia vulcanica detta Tufo Verde di Monte Epomeo e da sedimenti e depositi vulcanici successivi (Tufite di Monte Epomeo e Formazione di Colle Jetto).

La parte centrale dell'isola è occupata anche da una depressione di forma triangolare, denominata Graben di Ischia, che si estende tra Casamicciola, Barano e Ischia Ponte. Il Graben è delimitato a Sud da un sistema di faglie che vanno da Carta Romana ai Maronti e a Ovest dal margine orientale del Monte Epomeo. L'area della depressione è divisa in due settori da una faglia che segue la valle di Rio Corbore.

Il vulcanismo dell'isola d'Ischia si inquadra nella storia geologica recente dell'area tirrenica. Circa 10 milioni di anni fa le aree che oggi rappresentano la penisola italiana e le isole di Corsica, Sardegna e Sicilia, erano unite. Da allora, una lenta rotazione verso Est ha portato la penisola nella posizione attuale e ha dato luogo alla formazione del bacino del Mar Tirreno. Questo movimento, tutt'ora in corso, ha provocato lo stiramento della crosta terrestre e la formazione di profonde fatture che hanno favorito la risalita di magmi verso la superficie.

L'attività vulcanica che ha accompagnato il processo di lacerazione crostale ha subito una migrazione verso Sud-Est e ha lasciato una catena di vulcani progressivamente più giovani, che vanno dagli apparati sommersi nei fondali del Tirreno, ai vulcani della costa occidentale toscana e laziale, fino ai vulcani ancora attivi dell'area napoletana (Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio).

I primi studi geologici moderni sull'isola d'Ischia sono stati fatti nel 1930 dal vulcanologo svizzero Alfred Rittman, al quale si deve anche la compilazione della prima carta geologica di dettaglio.

2 - Cronologia dell'attività vulcanica a Ischia

I rilievi che bordano il Monte Epomeo e che movimentano il paesaggio dell'isola d'Ischia rappresentano vecchie strutture vulcaniche formatesi nel corso di centinaia di migliaia di anni. Sulla base di valutazioni geologiche e stratigrafiche, sull'isola sono state individuate 5 fasi di attività vulcanica. Le prime due fasi (vecchio ciclo) sono considerate precedenti l'eruzione del Tufo Verde che forma gran parte del Monte Epomeo. Le ultime tre fasi (nuovo ciclo) sono datate più giovani del Tufo Verde.

L'attività pre-Tufo Verde (fasi 1 e 2)

I prodotti di queste fasi si rinvengono prevalentemente nella parte meridionale dell'isola (tra Punta della Signora e Carta Romana, Monte di Vezzi, penisola di Sant'Angelo, promontori di Capo Negro, Punta Chiarito e Punta Imperatore) e nei settori nord-occidentale (promontorio di Monte Vico) e orientale (penisola del Castello di Ischia).

E' attribuita all'attività pre-Tufo Verde, anche la colata di lava affiorante a Rione Bocca, sul pendio occidentale del Monte Epomeo. I prodotti attribuiti alla più grossa eruzione della fase 1 si trovano alla base della sequenza della Scarrupata di Barano. La maggior parte di questi prodotti sono stati erosi dall'azione del mare e sepolti o smantellati da eruzioni successive. Probabilmente, hanno avuto stessa sorte i depositi di eruzioni più antiche. Dopo questa fase, si sarebbe formato un vasto apparato vulcanico che avrebbe coperto un'area più estesa dell'attuale isola.

Successivamente, lo sprofondamento di una vasta area in corrispondenza dell'attuale zona centrale dell'isola, avrebbe dato luogo a una struttura calderica, cioé a una struttura vulcanica depressa di forma circolare. Alla formazione della caldera è collegata una serie di fratture con andamento anulare, lungo le quali si imposta la successiva attività vulcanica.

Fase 2

Questa fase è caratterizzata dalla formazione di numerosi coni di scorie e duomi (gli attuali rilievi di Punta Imperatore, Capo Negro, Punta Chiarito, Sant'Angelo, Punta della Signora, Capo Grosso, La Guardiola, Monte di Vezzi e il Castello d'Ischia). Al duomo di Monte Vezzi sono associate anche due colate di lava molto viscosa e altri flussi di lava che formano la penisola di San Pancrazio, Punta della Cannuccia e Parata.

Benchè non allineato con i centri vulcanici citati, anche il duomo di Monte Vico appartiene probabilmente alla stessa fase. All'intensa attività del pre-Tufo Verde, segue una lunga fase di quiescenza, terminata intorno a 55.000 anni fa.

Fase 3

L'attività vulcanica riprende con numerose eruzioni esplosive, i cui prodotti sono chiamati Formazione del Pignatiello, Tufo Verde di Monte Epomeo e Formazione di Citara. I centri eruttivi di questa attività attualmente non sono più distinguibili.

Nella terza fase si colloca l'eruzione che ha formato il deposito del Tufo Verde. Il possibile centro di emissione del Tufo Verde è individuato nella zona meridionale dell'isola, tra la penisola di Sant'Angelo e la spiaggia dei Maronti. Parte dei prodotti di questa eruzione hanno riempito la caldera che si era formata dopo la Fase 1 e in parte si sono distribuiti nel settore orientale dell'isola.

Il caratteristico colore verde, frequente nei prodotti vulcanici alterati dal contatto con acqua marina, fa ritenere che la parte più profonda della caldera fosse invasa dal mare al tempo dell'eruzione e che il livello dell'acqua si sia poi innalzato e abbia ricoperto l'intera caldera. Il Tufo Verde è probabilmente rimasto sott'acqua fino a circa 28.000 anni fa, epoca cui viene datata l'emersione dell'intero blocco del Monte Epomeo.

I depositi di Tufo Verde esterni alla caldera si sono formati in ambiente sub-aereo e, a differenza di quelli che formano il Monte Epomeo, consistono in materiali sciolti, con molta matrice cineritica e grosse pomici e con un colore che varia dal bianco al giallastro. Questi prodotti si rinvengono nel promontorio di Monte Vico e Punta Imperatore, nonché lungo le falesie della Scarrupata di Barano.

La successione di prodotti chiamati Tufi di Citara è datata tra 44.000-33.000 anni fa e viene attribuita a tre differenti eventi eruttivi, caratterizzati da prevalente attività idromagmatica. La Formazione di Citara sovrasta quella del Tufo Verde di Monte Epomeo a Monte Vico, sulle pendici del Ciglio, tra Capo Negro e Punta Chiarito e tra la spiaggia di Citara e Punta Imperatore.

Fase 4

I primi prodotti di questa fase formano i duomi di lava della Grotta del Mavone. L'attività successiva consiste in spesse colate di lava e letti di scorie, ricollegati all'attività dei centri vulcanici del Pilaro. A questi segue l'emissione di pomici e scorie, attribuite all'attività dello Scarrupo di Panza, che ricoprono in discordanza sia le lave del Pilaro che i prodotti delle Fasi 2 e 3. La presenza di un paleosuolo che chiude la sequenza di questi prodotti indica un periodo di riposo dopo la quarta fase di attività.

Fase 5

Numerose eruzioni datate intorno a 10.000 anni fa segnano la fine del periodo di quiescenza e l'inizio di una fase di attività che si è protratta fino all'eruzione dell'Arso del 1302. La maggior parte dei centri eruttivi attivi in questa fase si trovano lungo il bordo orientale del Monte Epomeo, verso la zona pianeggiante del Graben di Ischia. L'origine di questi centri è ricollegata alle fratture presenti alla base del Monte Epomeo, formate dal movimento del blocco di Tufo Verde verso l'alto. E' attribuita a questa fase l'attività di Monte Rotaro, Montagnone, Monte Moschiata, Vateliero, Molara e Cava Nocelle.

3 - Il Monte Epomeo

Il Monte Epomeo viene considerato una struttura sollevata la cui posizione attuale è stata raggiunta grazie a un movimento verso l'alto di tutto un blocco di roccia vulcanica (horst vulcano-tettonico). Questo movimento, datato intorno a 33.000-28.000 anni fa, fu probabilmente causato da un forte aumento di pressione all'interno della camera magmatica per l'immissione di nuovo magma. Lo sforzo verticale prodottosi sulle rocce del tetto della camera magmatica ha determinato il sollevamento del blocco formato dal Tufo Verde e di quelli emessi nella fase eruttiva precedente, provocando profonde faglie ai piedi e nel rilievo.

Il lato settentrionale dell'horst risulta il settore maggiormente rialzato. Sebbene le faglie siano parzialmente ricoperte da depositi di fango, la loro presenza è segnalata dall'intensa attività idrotermale, che caratterizza numerosi punti dell'isola. Sul lato settentrionale si trovano le sorgenti termali di Casamicciola e La Rita e un allineamento di fumarole lungo una frattura che taglia Monte Cito.

Anche la parte superiore del pendio settentrionale e l'orlo dell'horst sono tagliati da complessi sistemi di faglie che isolano il blocco della regione Falanga, abbassato rispetto alla scarpata dell'Epomeo, e lo separano dalla Montagna Nuova. Il pendio meridionale dell'Epomeo è il settore meno interessato dal sollevamento. Due sciami di faglie sono distinguibili tra Pantano e Fontana e tra Buonopane e Cava Petrella.

I principali elementi tettonici del pendio occidentale sono la faglia Pietra dell'Acqua-Serra-Cava Petrella e la faglia Rione Bocca-Serra. Il pendio di levante del Monte Epomeo è quasi completamente occupato dalle strutture vulcaniche più recenti (fase 5).

4 - Fumarole e sorgenti termali

Il persistere di fonti di calore in profondità si manifesta sull'isola d'Ischia nell'attività idrotermale che da molto tempo viene sfruttata a scopo terapeutico e consente una forma di turismo che si sviluppa per gran parte dell'anno.

Il Monte Epomeo è circondato da profonde faglie e fratture che rappresentano la via di risalita per i gas e per le acque riscaldate in profondità. Fumarole e campi fumarolici con temperature massime prossime ai 100°C sono presenti sulle pendici di Monte Nuovo e Monte Cito e lungo il litorale di Maronti. In altre località (San Michele, Monte Rotaro, Fundera e Scarrupo di Panza), le fumarole non superano i 46°C .

Le sorgenti calde hanno temperature comprese tra i 20° e gli 80°C. Queste si trovano a Forio in località Monterone (sorgenti Castaldi e Castiglioni), a Casamicciola (sorgenti La Rita e dei Bagni), a Barano in località Maronti (sorgenti di Cava Scura, Olmitello e Cava Fredda), oltre alle sorgenti di Cartaromana, Punta Chiarito, Bagnitiello, San Montano e Porto d'Ischia.

Le zone con intensa attività idrotermale sono considerate possibili sedi di apertura di bocche eruttive. Prima che avvenise l'eruzione dell'Arso (1302), proprio nel luogo dove si è formato il cratere, esisteva un campo fumarolico, detto Solfonaria, da cui veniva estratto lo zolfo. Dalle indagini eseguite sulle acque di sorgenti e pozzi risulta che le temperature in profondità raggiungono valori di circa 200°C e che negli acquiferi di interesse geotermico sono presenti acque di origine marina. Le indagini effettuate sulle acque dei pozzi ubicati in vari punti dell'isola, indicano la presenza di numerosi acquiferi a varie profondità. In base a questi dati è stato ricostruito un modello geotermico che prevede una sorgente di calore situata a oltre 3.000 metri di profondità la quale riscalderebbe, per conduzione, un acquifero profondo. Il vapore prodotto da questo acquifero, risalendo in superficie attraverso faglie e fratture, trasferirebbe calore anche alle falde superficiali.

5 - Eruzioni e terremoti di epoca preistorica e storica

La storia di Ischia è segnata, fin dai tempi più remoti, da frequenti catastrofi causate sia da eruzioni che da terremoti. Un insediamento preistorico, con manufatti dell'età del Ferro, si trova sotto le ceneri di un'eruzione il cui centro è localizzato nel tratto di spiaggia tra Ischia Porto e Casamicciola.

Il primo emporio greco dell'Italia meridionale viene fondato nell'VIII secolo a.C. a Ischia (la colonia greca chiamata Pitecusa). I coloni greci, giunti intorno al 770 a.C. dall'Eubea, si stabilirono sul promontorio di Monte Vico, all'estremità Nord-Ovest dell'Isola. Terremoti e eruzioni spinsero poi questi coloni verso la terraferma, dove fondarono la colonia di Cuma, la cui presenza segnerà un progressivo declino economico di Ischia.

Intorno al 600 a.C. l'eruzione di Monte Rotaro mise definitivamente in fuga i greci. Nel 486 a.C. Ischia viene occupata dai Siracusani, i quali saranno scacciati poco dopo, tra il 474 e il 470, da una nuova eruzione, probabilmente quella cui si deve la formazione del cratere di Porto d'Ischia. Dopo un periodo di abbandono, l'isola viene occupata da coloni provenienti da Neapolis, forse gli stessi che l'avevano abbandonata in precedenza per fondare sulla costa la futura città di Napoli.

Probabilmente l'attività vulcanica è persistente per tutto il periodo romano. Si ha notizia di eruzioni nel 91 a.C. e sotto l'Imperatore Augusto, il quale cedette Ischia in cambio di Capri ai Napoletani. L'attività vulcanica sull'isola è testimoniata in epoca romana anche sotto i regni di Tito, Antonino e Diocleziano.

L'ultima eruzione di Ischia avviene nel febbraio del 1302, quando un cratere apertosi in zona Fiaiano, emise lava per oltre due mesi. Una colata larga da 500 a 100 m, detta una volta delle Cremate e oggi chiamata colata dell'Arso, raggiunse la spiaggia tra il Porto d'Ischia e Ischia Ponte e distrusse l'antico centro urbano della Geronda.

L'eruzione seminò panico su tutta l'isola e costrinse molta gente a fuggire verso le isole vicine e la terraferma. Da allora, l'unica manifestazione vulcanica consiste in una intensa attività fumarolica. Nonostante questo, Ischia, come i vicini Campi Flegrei e il Vesuvio, è considerata un vulcano attivo, comprendendo con questa definizione tutti i vulcani che hanno avuto attività in epoca storica.

Tra i numerosi terremoti che hanno travagliato l'isola d'Ischia negli ultimi secoli, i più disastrosi sono quelli del 1881 e 1883. La scossa del 4 marzo 1881 durò 7 secondi e ebbe l'intensità maggiore nel territorio di Casamicciola alta. Si contarono 129 morti, di cui 124 a Casamicciola e 5 a Lacco Ameno. I feriti furono oltre 100 a Casamicciola, dove 290 case furono rase al suolo e 159 rese inabitabili. Le persone rimaste prive di abitazione furono 2315. A Lacco Ameno vi furono 194 edifici crollati, tra i quali la chiesa di S. Giuseppe al Fango, o resi inabitabili. Anche gran parte delle abitazioni di Forio furono danneggiate.

Il terremoto del 28 luglio 1883 durò tra 14 e 16 secondi e ebbe come epicentro Casamicciola dove, su una popolazione di 4300 abitanti, si contarono 1784 morti e 448 feriti. Su 672 case, 537 crollarono e 134 furono danneggiate. A Lacco Ameno vi furono 146 morti e 93 feriti su 1800 abitanti. Delle 389 case del paese, 269 crollarono e 102 furono danneggiate. Crollò anche la Chiesa del Rosario. A Forio i morti furono 345 e 190 i feriti, su una popolazione di 6800 abitanti. Su 2713 vani abitabili ne crollarono 1344 e 977 furono lesionati. Crollò anche la Chiesa di S. Sebastiano. A Serrara-Fontana vi furono 28 morti e 21 feriti, 65 vani crollati e 973 danneggiati. A Barano 10 morti e 10 feriti, 63 vani crollati e 1430 danneggiati. A Ischia la scossa fu solo avvertita e pochi edifici subirono lievi lesioni. In totale il sisma provocò 2313 morti e 762, oltre a 9500 sinistrati che vennero alloggiati in baracche.

IL RISCHIO VULCANICO A ISCHIA

1 - Definizione di Rischio

Il Rischio è definito come "l'entità prevista di vite umane perse, di persone ferite, di danni alla proprietà, di impatto negativo sulle attività economiche, a causa del fenomeno naturale sotto indagine". La quantificazione del Rischio avviene attraverso la relazione:

Rischio = Valore x Vulnerabilità x Hazard

dove il Valore indica il numero di vite umane e il valore dei beni immobili a rischio, la Vulnerabilità è il valore percentuale delle vite umane o dei beni a rischio e l'Hazard è la probabilità di una data area di essere colpita in un certo tempo da un evento distruttivo.

Benché su scala mondiale le eruzioni costituiscano un pericolo abbastanza limitato, se confrontate con eventi più frequenti come terremoti, frane, alluvioni e incendi, negli ultimi decenni sono stati fatti numerosi sforzi per elaborare carte di rischio delle zone vulcaniche e per predisporre piani di intervento in caso di eruzione.

Le conseguenze di un'eruzione dipendono da circostanze che molto spesso vengono sottovalutate. La vita di un vulcano ha tempi molto più lunghi di quella umana e, per questo, una stasi prolungata nell'attività porta inesorabilmente a una caduta di all'erta, favorisce l'urbanizzazione e espone al rischio un numero sempre crescente di persone. In queste condizioni, eventi anche di modesta violenza possono provocare catastrofi.

Al contrario, è frequente che i vulcani con attività persistente, soprattutto se di tipo effusivo e con apparati molto estesi che si accrescono per l'accumulo delle colate di lava, costituiscano da soli uno scoraggiamento per gli insediamenti a rischio, impedendo materialmente l'accesso ai luoghi più pericolosi.

In Italia la situazione è tra le peggiori, se si considera che i vulcani attivi sono situati in contesti particolarmente sfavorevoli.Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia sono a tutt'oggi in fase di quiete e non danno segnali di risveglio ma, trovandosi in zone densamente popolate e trattandosi di vulcani che hanno avuto in passato numerose eruzioni di tipo esplosivo, rappresentano un pericolo che non può essere ignorato.

L'Etna, benché vicino a numerosi centri abitati, ha un'attività persistente di tipo effusivo con lente colate di lava che possono a volte rappresentare pericolo per le abitazioni, ma difficilmente causano perdite di vite umane.

2 - L'Hazard

L'Hazard è il termine con cui si definisce "la probabilità dell'avvenimento, durante un periodo specifico di tempo e in una data area, di un fenomeno potenzialmente dannoso". L'Hazard è determinato non solo dall'avvenimento in sé, ma anche dall'impatto con l'ambiente e comprende, quindi, anche i meccanismi di interazione tra l'agente distruttivo e l'ambiente circostante.

La determinazione dell'Hazard presuppone la valutazione della probabilità di eruzione, la quale a sua volta implica la ricostruzione della storia eruttiva del vulcano. Per il calcolo delle probabilità di eruzione si ricorre a procedimenti statistici basati sul numero di eruzioni e di riposi di un vulcano per un intervallo di tempo abbastanza lungo.

L'Hazard è stato determinato per le varie zone dell'Isola d'Ischia per diversi fenomeni, come l'apertura di nuove bocche eruttive e l'invasione da prodotti vulcanici. Questi sono stati suddivisi in prodotti da flusso, da caduta e colate di lava, ipotizzando che l'eventuale attività vulcanica futura dell'isola si presenti con uno stile analogo a quello delle manifestazioni passate.

Non essendovi un unico cratere centrale che rappresenti la possibile via di risalita del magma, tutta l'isola e i fondali attigui potrebbero essere interessati dall'apertura di nuove bocche eruttive. L'individuazione all'interno della superficie isolana di zone con diverso grado di probabilità si basa sui dati delle anomalie gravimetriche e magnetiche, sullo studio delle deformazioni e degli edifici vulcanici in superficie.

Quasi tutte le bocche eruttive presenti su Ischia sono poste in corrispondenza di linee di faglia e, pertanto, le zone di debolezza strutturale rappresentano le aree dove è più probabile la risalita di magma.Gli antichi edifici vulcanici individuano zone dove si sono verificate condizioni di attività vulcanica e quindi settori in cui questa potrebbe riproporsi con maggiore probabilità che altrove.

Le fumarole e le sorgenti termali sono da considerarsi evidenze della presenza di corpi magmatici in profondità che potrebbero portare all'apertura di una bocca eruttiva. In base a queste considerazioni e ai relativi calcoli, le aree a maggiore probabilità di apertura di nuove bocche risultano essere quelle che bordano il lato orientale del Monte Epomeo. La probabilità assoluta di apertura di nuove bocche calcolata per ciascun comune dell'isola è riportata nel grafico 1.

I flussi piroclastici sono fenomeni collegati a eruzioni esplosive particolarmente violente e consistono in nubi eruttive calde, composte da particelle solide e gas miscelati in proporzioni variabili, che scorrono velocemente dai fianchi di un vulcano rasentando il terreno. Quando la componente gassosa è prevalente vengono chiamati surge. Entrambi rappresentano fenomeni altamente distruttivi e la loro propagazione è condizionata dalla morfologia della zona. Dallo studio dei depositi risulta che questi eventi sono stati ricorrenti nell'attività vulcanica di Ischia.

Le simulazioni di invasione di prodotti da flusso piroclastico e di surge mostrano che per eruzioni di moderata energia alcune zone sarebbero protette da barriere naturali, mentre per quelle molto violente i prodotti da flusso potrebbero raggiungere ogni punto dell'isola. Le zone con Hazard maggiore risultano essere quelle sul lato settentrionale dell'isola. La probabilità assoluta per ciascun comune di Ischia di essere investito da prodotti da flusso è riportata nel grafico 2.

Sono chiamati prodotti da caduta quelli che ricadono al suolo dopo essere stati trasportati verso l'alto da colonne eruttive che si formano nel corso di violente eruzioni esplosive. I prodotti da caduta formano depositi che hanno una distribuzione condizionata dalla direzione dei venti e, alla nostra latitudine, tendono ad accumularsi a Est del punto di emissione. La loro pericolosità consiste prevalentemente nel causare crolli di edifici e perdita di raccolti anche per molti anni.

Dallo studio dei depositi, si ritiene che le fasi eruttive con colonna sostenuta siano spesso seguite da fenomeni da flusso, provocati dal collasso della colonna. La probabilità assoluta di copertura di almeno 1 metro di prodotti da caduta per i comuni di Ischia è riportata nel grafico 3.

Le colate di lava e gli accumuli di lave troppo viscose per riuscire a scorrere (duomi lavici) sono frequenti nella passata attività vulcanica di Ischia. L'ultima eruzione (colata dell'Arso del 1302) ha emesso in circa due mesi di attività quasi 30 milioni di m3 di lava. Il calcolo dell'Hazard per attività effusiva ha individuato come zone maggiormente a rischio le località Pilastri e il Rotaro. La probabilità assoluta di invasione da parte di prodotti emessi nel corso di eruzioni effusive in ciascun comune dell'isola è riportato nel grafico 4.

3 - Il Rischio

Nel calcolo del Rischio vulcanico per l'isola d'Ischia, secondo la relazione

Rischio = Valore x Vulnerabilità x Hazard

si è utilizzato come Valore il numero di cittadini residenti nell'ottobre del 1991 in ciascun comune considerato e i vari valori di Hazard calcolati precedentemente.

Nel determinare il Rischio di apertura di nuove bocche eruttive si è supposto che un simile evento provochi la distruzione di un'area approssimabile a 1 km di lato. Come stima della Vulnerabilità si è utilizzato il valore 1/N, dove N è uguale al numero di quadrati in cui è stata suddivisa l'area a rischio.

Il Rischio di invasione da prodotti da flusso è stato calcolato con un valore di Vulnerabilità pari a 1, ritenendo che la sopravvivenza sia nulla nelle aree investite dai flussi. Nel Rischio per prodotti da caduta il valore attribuito alla Vulnerabilità è stato di 0,1, data la bassa mortalità legata a questo fenomeno. Nel calcolo del Rischio per attività effusiva il valore di Vulnerabilità è ancora più basso, pari a 0,01.

I valori del Rischio ottenuti per ogni singola fenomenologia (apertura di bocche, invasione da parte di flussi piroclastici, surge e colate di lava, ricoprimento da prodotti da caduta) vengono sommati per ottenere, per ciascun comune considerato, il valore del Rischio Totale, riportato nel grafico 5. Nella compilazione delle carte di Rischio, le zone vengono normalmente suddivise per valori di Rischio Basso, Medio, Alto e Altissimo.

Dai dati elaborati per Ischia, nessun comune presenta un grado di rischio Alto o Altissimo. I soli comuni interessati da un grado di Rischio Medio sono Barano, Forio d'Ischia e Ischia. Nei restanti comuni si registrano valori Bassi di Rischio. Gli elementi che determinano differenze di Rischio tra un comune e l'altro sono l'estensione territoriale e, soprattutto, il numero degli abitanti. Con l'aumento della popolazione cresce il dato numerico del Valore e quindi del Rischio.

E' da tener presente che il parametro del Valore è sempre sottostimato, non considerando il numero di turisti che possono triplicare la popolazione isolana. Questo significa che nel periodo estivo, soprattutto nei comuni costieri, si raggiungono gradi di Rischio Alti.

Benché i risultati sul Rischio Vulcanico a Ischia siano confortanti, non bisogna dimenticare che, oltre alla grande variabilità nel numero di presenze umane, la zona è evacuabile solo per mare. In situazioni di emergenza i mezzi di trasporto di cui dispone l'isola si rivelerebbero insufficienti anche per la sola popolazione residente. Per questo, anche un basso valore di Rischio vulcanico non deve essere trascurato dagli Enti locali e dalla Protezione Civile nella progettazione dello sviluppo urbanistico e nella preparazione dei piani di evacuazione.

Inoltre, ogni tipo di misura di sicurezza predisposta, dalle strutture appropriate alla corretta informazione preventiva, avrà una ricaduta positiva in caso di qualsiasi tipo di emergenza, sia a Ischia che nelle numerose zone d'Italia frequentemente soggette a eventi naturali dannosi.

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